UN’IMPORTANTE RACCOMANDAZIONE: NON TOCCATE I PICCOLI DI CAPRIOLO!

In questi giorni, è successo purtroppo, anche in Aspromonte, quello che da tempo accade in altre zone del nostro Paese: alcune persone, trovando piccoli di capriolo tra l’erba, pensando che si tratti di cuccioli abbandonati, li raccolgono per portarli, secondo loro, “al sicuro”.

Non sempre è vero, anzi, sfortunatamente, questo gesto, apparentemente di grande amore per la natura, può causare gravi conseguenze.

Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, responsabile dell’importante progetto di reintroduzione del capriolo, che ha visto tornare sulle nostre montagne un tassello della nostra biodiversità, raccomanda di non disturbare, non toccare e soprattutto non spostare i cuccioli dal luogo di ritrovamento.

Il Direttore Sergio Tralongo conferma: “Siamo nel periodo dell’anno più delicato per quasi tutta la nostra fauna selvatica, impegnata nella riproduzione: proprio le femmine di capriolo, in particolare, nei primi giorni dopo il parto, sono solite lasciare i cuccioli nascosti tra la vegetazione nei campi coltivati, oppure nelle radure tranquille dei boschi. In quel punto il piccolo è al sicuro, e lì sarà raggiunto per essere allattato finché non sarà in grado di seguire l’adulto nei suoi spostamenti.

Può capitare che gli escursionisti o gli agricoltori incontrino questi cuccioli, tranquillamente adagiati e invisibili ai predatori. Proprio per una maggiore protezione, la madre non sta sempre vicina, per evitare che i predatori osservino il suo comportamento e localizzino il cucciolo.

E’ fondamentale  che si sappia che non bisogna assolutamente toccare, accarezzare e soprattutto raccogliere i piccoli caprioli, perché il nostro odore, trasferito sugli animali, anche con una semplice carezza, determina l’abbandono sicuro da parte della madre e la morte del piccolo”.

“Il recupero dei cuccioli di capriolo separati dalla madre è molto difficile, per non dire impossibile – ribadisce il Presidente Giuseppe Bombino – e i piccoli potrebbero finire tristemente la loro vita in cattività e oltretutto non potranno contribuire alla crescita delle popolazioni di capriolo dell’Aspromonte”.

“Informare l’Ente Parco o i Carabinieri forestali dell’osservazione di un piccolo di capriolo, o anche della presenza di altri animali, è un utile contributo alla loro tutela – conclude il Responsabile del Servizio Biodiversità Antonino Siclari – ma intervenire senza pensarci può trasformarsi in una trappola mortale proprio per l’oggetto della nostra cura”.