Parco Aspromonte, le azioni di tutela per salvaguardare le foreste vetuste

Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, attraverso specifiche azioni di tutela, in applicazione della Legge Quadro sulle Aree Protette, salvaguarda le foreste vetuste, ecosistemi complessi e caratterizzati al loro interno dalla presenza di tutte le fasi di vita di questi ambienti, compresa quella senescente, che corrisponde al bosco invecchiato. Tale fase è caratterizzata da individui di notevoli dimensioni ed età, dalla presenza della cosiddetta necromassa (alberi morti in piedi, rami e alberi caduti a terra) e da una flora particolarmente interessante e altamente specializzata, costituita da specie che beneficiano del basso grado di disturbo e specie legate ai microhabitat determinati dalla struttura eterogenea del sito, coerenti con il contesto biogeografico circostante.

In Aspromonte, a seguito di studi svolti in partnership con gli altri Parchi nazionali del Sud Italia (Sila, Pollino, Appennino Lucano e Cilento), sono state individuate sei Foreste con carattere di vetustà.

In questi boschi è stato sviluppata una “Azione di sistema” (così vengono definite a livello Ministeriale le attività interparchi nell’ambito della medesima regione biogeografica) volta a creare una vera e propria “rete” di boschi vetusti nell’ambito dell’Appennino meridionale italiano.

Il precursore delle attività è stato il contributo preliminare promosso dal MATTM e realizzato dall’Università “La Sapienza” di Roma dal titolo “Foreste vetuste in Italia”, quale approfondimento tematico nell’ambito della Strategia Nazionale per la Biodiversità che, attraverso il coinvolgimento di esperti accademici nazionali, ha definito il primo quadro di insieme di questo patrimonio forestale di pregio.

Successivamente, grazie a un protocollo comune e articolato in quattro fasi, sono state definite in modo specifico le caratteristiche dei soprassuoli, con l’ultima fase dell’azione che ha portato all’allestimento di aree di monitoraggio permanente, delle dimensioni di circa 10.000 m2 ciascuna, all’interno delle quali sono stati eseguiti specifici rilievi forestali e botanici, con la mappatura e la georeferenziazione di ogni singola pianta arborea.

In queste aree è previsto il monitoraggio dei parametri strutturali delle specie arboree e dei parametri fitosociologici degli strati arbustivi ed erbacei ogni 5 anni, in modo da ottenere informazioni sull’evoluzione di questi ecosistemi complessi, con l’obiettivo di affinare ulteriormente le conoscenze delle moderne scienze forestali, volte a coniugare la gestione selvicolturale con le esigenze ecologiche dei boschi normalmente gestiti. Questi ambienti se opportunamente trattati, possono evolvere verso forme sempre più complesse, caratterizzate da elevati livelli di biodiversità, in armonia con le esigenze di implementazione della fornitura di servizi ecosistemici cui la società moderna è sempre più attenta, nell’ottica della gestione sostenibile delle risorse.

Nel Parco Nazionale dell’Aspromonte sono presenti sei siti, ognuno dei quali è caratterizzato da peculiarità uniche nel loro genere.

Tra questi preziosi tesori di Biodiversità, unico nel suo genere è il bosco “Mancuso”, a San Luca: si tratta infatti di un prestigioso esempio di fustaia di leccio che si estende su una superficie particolarmente ampia (circa 50 ettari). Al suo interno, interamente attraversato da parte del sentiero che porta al centro di Polsi, è possibile osservare piante di dimensioni e portamento difficilmente riscontrabili altrove, unitamente alle dinamiche naturali insite nei boschi naturali di leccio. Sempre a San Luca troviamo Ferullà, un bosco d’alto fusto misto di leccio e farnetto: quest’ultima specie, una quercia dalle larghe pagine fogliari, è caratteristica dell’area ionico – meridionale del Parco. Nel sito è estremamente interessante osservare la coesistenza delle due specie, per le quali è stato recentemente istituito un nuovo habitat tutelato dalla Direttiva 92/43 CEE. La bellezza di questo sito è ulteriormente accresciuta dalla maestosa presenza dei vicini geositi internazionali della Vallata della Grandi Pietre.

Il Bosco di pino calabro più importante del Parco si trova presso Acatti (San Luca), ed è costituito da una pineta naturale caratterizzata da individui di maestose dimensioni, che nulla hanno da invidiare agli omologhi Giganti di Fallistro del Parco Nazionale della Sila. In questa pineta è possibile osservare tutte le fasi di rinnovazione, ma anche interessanti mescolanze, funzione delle micro condizioni stazionali che caratterizzano l’area. In particolare, nella pineta, è presente, su piccole superfici, la rovere meridionale, ma si rinvengono anche il leccio e la macchia mediterranea, con la possibilità di riscontrare alla stessa quota (fatto estremamente particolare) anche l’abete bianco.

Una faggeta, in parte mista ad abete bianco, ma anche con presenza di acero, è Valle Infernale (San Luca): si trova in una delle aree più interne e isolate del Parco ed è ricca di habitat per mammiferi (Lupo, Capriolo, Martora, ecc..), ma anche per entomofauna saproxilica (legata al legno morto) quale Rosalia alpina, Cerambici, Cucuius, ecc.. . Si tratta di un ambiente alquanto impervio che, proprio per la sua difficile accessibilità, è stato risparmiato dalle azioni di prelievo di legname. Questa circostanza ha favorito la creazione di particolari nicchie ecologiche che, unitamente ad elevati gradi di eterogeneità di composizione e di organizzazione nello spazio orizzontale e verticale (complessità strutturale), rappresentano un enorme contenitore di biodiversità.

Bosco misto faggio-abete, localizzato tra Gambarie e la Diga del Menta, è quello di Tre Limiti (Roccaforte del Greco). La caratteristica peculiare di questa foresta è la presenza di necromassa, in piedi e a terra, unitamente alla elevata mescolanza tra le specie presenti. Questo bosco, oltre a fornire habitat ideali per diverse specie, è contraddistinto da piante che, malgrado le dimensioni non particolarmente elevate, hanno notevoli età, anche dell’ordine di qualche centinaio di anni. Questa particolare caratteristica è dovuta alle difficili condizioni del suolo ove questo bosco vegeta. Infine, ma non per importanza, Pollia (San Luca), un bosco di rovere meridionale, specie tipica e caratteristica del territorio aspromontano che, durante l’ultima glaciazione, ha fornito rifugio a parecchie specie, favorendo addirittura la nascita di nuove entità. In particolare, sono stati riscontrati alcuni aspetti della morfologia fogliare che inducono a pensare che la rovere meridionale presente in questo sito sia caratterizzata da adattamenti particolari dovuti alle vicissitudini climatiche a cui è stata sottoposta nei millenni, che ne conferiscono peculiarità del tutto uniche. In questo sito è possibile riscontrare piante con età ragguardevoli, talvolta anche superiori a 500 anni. Sono inoltre estremamente interessanti per gli addetti al settore le frequenti mescolanze della specie.

In sintesi, un patrimonio naturale di enorme importanza, ma anche una testimonianza relitta dell’aspetto del nostro territorio nel passato. D’altra parte, basta rileggere alcune pagine dei viaggiatori stranieri, da Edward Lear a Norman Douglas, che hanno percorso l’Aspromonte nei secoli scorsi, per ritrovare nei loro scritti lo stupore che solo una foresta vetusta sa suscitare. A tutti noi l’onere di proteggere questa preziosa realtà della nostra terra.