La latifoglia più vecchia di clima temperato scoperta nel Parco Nazionale dell’Aspromonte: è una rovere ed ha quasi mille anni

Grazie alla datazione al radiocarbonio, cinque grandi roveri del Parco Nazionale dell’Aspromonte hanno rivelato età plurisecolari che vanno dai 934 (±65) ai 570 (±45) anni. Da molto tempo le maestose querce sono considerate un simbolo di longevità, ma studi scientifici in grado di determinarne con precisione le età sono stati raramente condotti in Europa. Questo scoperta dimostra che un millennio  è un orizzonte raggiungibile per le angiosperme che crescono in alta quota nelle montagne mediterranee del Sud Italia.   Datare grandi alberi plurisecolari: un compito impegnativo “Studiare la longevità degli alberi in risposta ai cambiamenti climatici in ambienti diversi, è una priorità di ricerca sia per la conservazione della natura sia per le strategie di mitigazione del cambiamento climatico”, afferma Gianluca Piovesan dell’Università degli Studi della Tuscia, dipartimento DAFNE. “Per molto tempo, le maestose querce sono state considerate un simbolo di longevità. In uno studio appena pubblicato sulla rivista “Ecology”, abbiamo datato cinque grandi e potenzialmente vecchie roveri del Parco Nazionale dell’Aspromonte utilizzando il metodo del radiocarbonio, rivelando una longevità sorprendente con età che vanno dai 934 (±65) ai 570 (±45) anni”. “Il campionamento è stato particolarmente arduo per due ragioni” descrivono Jordan Palli e Michele Baliva del DendrologyLab dell’Università degli Studi della Tuscia: “In primo luogo, questi antichi alberi si trovano su ripidi pendii rocciosi di alta montagna, difficili da raggiungere e da percorrere. In secondo luogo, individui molto vecchi risultano spesso cavi nella parte interna del fusto a causa di secoli di esposizione alle intemperie, ad organismi nocivi e patogeni naturali”. Ciò significa che gli anelli più antichi sono spesso mancanti o gravemente degradati, rendendo molto difficile l’identificazione e la raccolta degli anelli più vicini al midollo per la datazione con il metodo del radiocarbonio. “Nel DendrologyLab abbiamo effettuato una meticolosa analisi allo stereoscopio per identificare gli anelli più vecchi nei nostri campioni” aggiungono Michele Baliva e Jordan Palli, “date le dimensioni molto ridotte degli anelli, abbiamo dovuto utilizzare un bisturi per prelevarli”.   Demetra: la più antica latifoglia arborea datata nelle regioni a clima temperato e boreale L’albero più antico, denominato Demetra, dimostra che le roveri che crescono nei pendii rocciosi della fascia altitudinale altomontana mediterranea possono raggiungere età millenarie. La sorprendente età di Demetra, la rende il più antico albero di latifoglie di clima temperato datato al mondo, espandendo la longevità massima conosciuta di oltre 300 anni per le latifoglie datate con metodi dendrocronologici (due faggi di 620 anni scoperti due anni fa nel Parco Nazionale del Pollino e soprannominati Michele e Norman) e di 200 anni rispetto ad età precedentemente ottenute da analisi al radiocarbonio (due querce dalla Romania). Con la sua crescita anulare media estremamente ridotta (0,4 mm / anno) e il diametro più piccolo tra gli alberi campionati, Demetra conferma la relazione inversa tra crescita e longevità, già nota in esemplari arborei particolarmente antichi. Demetra e le altre vecchie querce d’Aspromonte si aggiungono così alla lista di alberi scientificamente datati più antichi d’Europa insieme al pino loricato soprannominato Italus e ai due faggi soprannominati Michele e Norman. Questi articoli fanno parte di una trilogia pubblicata a partire dal 2018 nella sezione Scientific Naturalist della rivista Ecology. Va rimarcato che tutti questi vecchi alberi vivono nelle montagne del sud Italia tra i Parchi Nazionali del Pollino e dell’Aspromonte.   La conservazione delle foreste plurisecolari e dei paesaggi naturali unita alla sensibilizzazione del pubblico come strumento per un futuro sostenibile “La scoperta di queste longeve roveri nell’ambiente montano d’alta quota dell’Aspromonte conferma l’elevato livello di naturalità degli ecosistemi forestali nelle aree protette dell’Appennino meridionale” afferma Antonino Siclari del Parco Nazionale dell’Aspromonte. I Parchi Nazionali dell’Aspromonte, della Sila e del Pollino si trovano nella parte meridionale della regione mediterranea europea, un hotspot di biodiversità per la conservazione degli ecosistemi forestali. Qui, le riserve naturali integrali preserveranno estese foreste plurisecolari dove vivono le specie vulnerabili che richiedono per il loro ciclo di vita alberi habitat molto vecchi (ad esempio coleotteri come Buprestis splendens o Osmoderma italicum). “Ciò che emerge sempre con maggiore evidenza è che gli ecosistemi forestali di montagna nelle regioni temperate e boreali, dove vivono gli alberi più antichi della Terra, hanno un valore conservazionistico rilevante. In un recente lavoro con il Alessandro Chiarucci dell’Università di Bologna pubblicatto su Conservation Biology abbiamo sottolineato a necessità di mappare tutti gli ecosistemi forestali di elevata naturalità nei diversi biomi del mondo al fine di proteggerli e così raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile” afferma Gianluca Piovesan. Demetra è stata dipinta da Mery Rigo. Gli artisti possono svolgere un ruolo di primo piano nella trasformazione culturale della società aiutando a sensibilizzare le persone nella conservazione del patrimonio naturale. Preservare la biodiversità è un requisito fondamentale per uno sviluppo sostenibile, e il lungo ciclo di vita delle roveri d’Aspromonte ricorda la necessità di lasciare uno spazio adeguato allo svolgimento dei processi naturali. “Come affermava Michelangelo Pistoletto – racconta Mery Rigo – l’arte oggi può e deve avere un ruolo attivo nel promuovere un rapporto del tutto nuovo e corretto tra uomo e natura. Ritrarre Demetra – con una particolare tecnica basata sulla pittura, la fotografia e l’elaborazione digitale – è stata per me una grande emozione e con il mio intervento spero di aver dato un piccolo contributo alla causa”.   Datazione al radiocarbonio di alberi plurisecolari per il progresso delle scienze biologiche e ambientali Le analisi di datazione al radiocarbonio sono state condotte grazie all’AMS (Accelerator Mass Spectrometry) presso il CEDAD (Center for Applied Physics, Dating and Diagnostics) dell’Università del Salento a Lecce. “L’uso del metodo di datazione al radiocarbonio ci ha permesso di valutare l’età assoluta degli alberi con un alto grado di accuratezza mentre strumenti statistici avanzati per l’analisi dei dati ci hanno aiutato a migliorare la risoluzione cronologica raggiunta” afferma Gianluca Quarta, professore di Fisica Applicata al CEDAD. L’Aspromonte si trova al centro del bacino del Mediterraneo un’area fondamentale per le ricostruzioni climatiche. “Un ulteriore valore ecologico dei vecchi popolamenti come quello dell’Aspromonte, è che possono essere utilizzati per ricostruire la storia ambientale dell’area. Le informazioni contenute negli anelli degli alberi possono essere decodificate e utilizzate per interpretare come le variazioni ambientali, in particolare il clima, hanno modellato la struttura e la funzione della foresta. Questo è il prossimo passo che stiamo compiendo con le querce dell’Aspromonte” aggiunge Isabel Dorado-Liñán. “Questi alberi longevi sono testimoni del nostro passato. La storia del nostro clima, dell’attività solare, dell’impatto dell’uomo sull’ambiente è registrata nei loro anelli e siamo certi che altre importanti scoperte arriveranno” conclude Lucio Calcagnile, Direttore del CEDAD.