Landscape e Tematismi

 

Una traccia per il viaggiatore per scoprire e conoscere Aspromonte Geopark

I 5 Landescape

Tematismo Guida di Aspromonte Geopark: “Terre Migranti”

ovvero la geologia come profezia dei territori determinati dagli eventi, svincolati da confini stabili, immateriali, capaci di proiettarsi nel futuro in chiave antropologica, culturale, sociale, filosofica, ambientale, umana; il geoparco non più contenuto in un perimetro fisico ma libero e aperto alle esperienze e al confronto dei popoli. E’ un sogno, un obiettivo, una responsabilità collettiva.


Landescape 1  -Cuore del Parco  “Terre Migranti”

L’Aspromonte ha una lunga, complessa e travagliata storia geologica (iniziata più di 500 m.a. fa), che ha visto magmi solidificarsi, rocce trasformarsi, migrazioni di terre compiersi fino all’attuale posizione al centro del Mediterraneo; è memoria di scontri e di incontri tra placche tettoniche; è, infine, da 1,8 milioni di anni fa ad oggi, una “aspra e selvaggia montagna”, emersa dal mare che ancora si sta sollevando; una terra che gli agenti geologici stanno modificando, tanto da farle assumere fattezze geomorfologiche singolari, tutte da scoprire.


Landescape 2 -Area della Piana di Gioia “Orme sull’Acqua”

La metafora dell’acqua è il filo conduttore del percorso fisico ed emotivo che integra i valori geologici dell’area a quelli sociali e culturali che ne valorizzano la presenza.
“Orme sull’acqua”, cioè le tracce, i segni della tradizione, della cultura, del patrimonio identitario lasciati in eredità dalle popolazioni insediate; un’eredità visibile e rintracciabile negli antichi borghi, nelle feste tradizionali e nel cibo, ma anche nei luoghi delle nuove identità (i centri della fascia costiera), lungo gli antichi sentieri e nelle emergenze naturali che segnano il paesaggio dell’area.


Landescape 3 -Area dello Stretto “Aspromonte e Aspromare”

Le terre emergono dal mare, in un continuo e lento sollevarsi (circa 1mm/a) che nel corso degli ultimi 2 milioni di anni circa ha portato le antiche spiagge a raggiungere le attuali quote montane (1300 m s.l.m.). I ritrovamenti di spoglie fossilizzate di specie un tempo viventi in fondo al mare sono la testimonianza di questa migrazione verso l’alto. La presenza del mare, è stata e continua ad essere dominante con tutto quello che porta e che ha portato nella storia: mitigazione climatica, risorse idriche, risorse marine, tesori e segreti ancora da scoprire. Custode e restitutore il mare, come nel caso del fortunato ritrovamento dei Bronzi di Riace, giunti a noi quasi intatti dopo tanti secoli.
Si potrebbe pensare così ad un viaggio che parte dal mare di oggi, dall’attuale livello sulla costa, passa per il mare che non c’è più, ovvero i terrazzi marini via via più antichi, fino al terrazzo di Gambarie e riscende al mare di oggi, attraversando il Terrazzo marino di Embrisi e la Grotta della Lamia, ricchissima di grandi esemplari di Pecten.


Landescape 4 –Area Grecanica “I Greci di Calabria”
I Greci di Calabria rappresentano la comunità della minoranza linguistica grecanica, l’antica lingua, fusione tra i dialetti locali e l’idioma greco importato dalle popolazioni stanziatesi all’interno del territorio del versante ionico reggino. L’area culturale in cui si identifica è detta “Isola Ellenofona” ed il centro più rappresentativo ne è Bova. Questo territorio, dalle sembianze ostili ma invece molto accogliente, dal clima mite, che profuma di gelsomini e agrumi, porta quindi i segni di antiche civiltà che l’hanno attraversato. L’antico idioma grecanico si è conservato, proprio per l’isolamento dei nuclei abitati, in un territorio attraversato da numerosi corsi d’acqua che hanno talvolta reso impossibili le comunicazioni ed i trasporti e spezzettato le aree coltivabili.
Inserire FOTO Rocca del Drako

Landescape 5 –Area della Locride “La Spiritualità delle Pietre”
Le numerose grotte presenti nel territorio, come l’Asceterio delle Rocche di S. Pietro, ma anche il Santuario della Madonna della Rocca di Bombile, ormai rudere, la Grotta di S. Maria della Stella a Pazzano, le Grotte di Bruzzano Vecchio, ecc., furono i rifugi dei monaci basiliani che in fuga dall’oriente, a causa delle lotte iconoclaste, dal VII sec. d.C., approdarono sulle coste calabresi e trovarono rifugio nei territori collinari più interni. Il loro arrivo costituì un’ulteriore elemento di influenza ellenica sulla cultura e le tradizioni locali. Per cinque secoli, eremi e conventi diventarono centri illuminanti di culture e colture, punto di riferimento e apprendimento per gli abitanti del territorio