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L'Aspromonte nel Rinascimento

A partire dalla seconda metà del XV sec. l'Aspromonte conobbe una intensa stagione di prosperità economica che si tradusse nel secolo successivo in una crescita demografica e una fioritura culturale di ampio respiro. La stabilità politica promossa dai regnanti aragonesi aveva trasformato il porto di Messina in un nodo di scambio internazionale, aprendo nuovi mercati alla seta dell'Aspromonte. A gestirne i profitti furono inizialmente gli ebrei reggini, a cui seguirono nel Cinquecento ricche famiglie di mercanti siciliani, toscani e soprattutto genovesi. Saranno loro a contendersi i più importanti feudi dell'Aspromonte, imparentandosi con l'aristocrazia locale che era riuscita a mantenere il potere anche dopo la conquista spagnola della Calabria (1503). Insieme ai vescovi e alle confraternite laiche e religiose queste antiche e giovani casate feudali animarono una nuova stagione culturale, incentivando la committenza di opere d'arte presso le botteghe attive a Napoli e soprattutto a Messina, città dove una serie di illustri trasferimenti aveva variegato il panorama artistico, diffondendo in tutto l'Aspromonte le più aggiornate mode rinascimentali di matrice lombarda e toscana.
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