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Sulle orme di Antonello Gagini

Figlio dello scultore ticinese, Domenico Gagini, trasferitosi in Sicilia nel 1463, Antonello nacque a Palermo nel 1479. E' possibile supporre che dopo la morte del padre (1492) l'artista portò avanti l'impresa familiare insieme al fratello Giovannello, mitigando i caratteri più severi dell'arte paterna, attraverso lo studio diretto delle maniere di Francesco Laurana e delle ceramiche dei Della Robbia che circolavano in Sicilia. Tuttavia la naturalezza con cui Antonello Gagini riuscì ad emulare i modelli di Benedetto da Maiano ha fatto supporre un apprendistato nella sua bottega fiorentina. Tra il 1498 e il 1507 lo scultore aprì bottega a Messina, commercializzando marmo con la
Toscana ed investendo in panni piemontesi da rivendere in Calabria. A Messina sposò Caterina di Blasco, da cui nacquero i figli Giandomenico e Antonino destinati ad una lunga carriera artistica. Alla sua prima opera documentata, la Madonna della Grazia per la chiesa madre di Bordonaro, nei pressi di Messina, del 1498 seguirà un numero considerevole di commissioni per tutta la Sicilia, la Calabria e persino Malta, lavorando soprattutto per i Minori Osservanti. Tra le prime opere attribuite al maestro che si conservano nel Parco Nazionale d'Aspromonte spicca l'Annunciazione (3) della chiesa di S. Teodoro Martire di Bagaladi, realizzato nel 1504, prima di lasciare nuovamente la Sicilia.
La mancanza di notizie fino al 1506, periodo a cui si ascrive la Madonna dell'Alica (4) a Pietrapennata di Palizzi, lascia infatti pensare ad un viaggio a Roma, testimoniato anche da fonti tarde che lo ricordano accanto al Buonarroti nella Tomba di Giulio II. Certo è che nel 1508 Antonello spostò l'attività a Palermo per avviare la sua più grande impresa: la tribuna della cattedrale. Il cantiere palermitano non gli impedì di portare a termine contemporaneamente numerose altre opere, alcune delle quali oggi visibili nel Parco d'Aspromonte, come ad esempio la Madonna del Pilerio (5) della Chiesa di S. M. delle Grazie a Sinopoli Superiore, commissionata dal conte Giovanni Ruffo nel 1508 e la coeva Madonna del Popolo (6) della Chiesa di S. M. Assunta, nella frazione reggina di Arasì, in cui maggiore sembra essere l'apporto della bottega. Alla fase matura dello scultore è invece da ricondurre il rilievo dell'Incredulità di San Tommaso (7) della Cattedrale di S. M. Assunta di Gerace, del 1531, il brano più tardo che l'Aspromonte conservi. L'artista morì infatti nell'aprile 1536. Lasciò alla seconda moglie Antonina Valena, e ai figli del primo e del secondo matrimonio, (Giacomo, Fazio e Vicenzo) due botteghe ben avviate. La storia dell'arte lo ricorda tra i più grandi scultori del Rinascimento, divulgatore instancabile dei linguaggi figurativi toscani nella sua Sicilia e nelle terre più meridionali del Regno di Napoli.
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