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Ispirazioni gaginiane

Se durante la prima metà del Cinquecento le invenzioni di Antonello Gagini costituirono una miniera da cui trarre modelli, spesso svuotandoli della loro originale sensualità espressiva, fu solo nella seconda metà del secolo che l'arte del grande maestro palermitano divenne fonte di ispirazione per la creazione di nuovi capolavori della storia dell'arte in Aspromonte. Benché intriso degli influssi del Montanini, non mancò di guardare al Gagini lo scultore Giuseppe Bottone (1539–74 post), a cui spetta la Madonna della Grazia (14) della chiesa omonima di Sant'Eufemia di Aspromonte, del 1568. Tuttavia il vero grande interprete dell'arte di Antonello Gagini fu il siciliano Rinaldo Bonanno (1545-90). Dopo un apprendistato nella bottega del Montanini, lo scultore lavorò in Toscana per poi rientrare a Messina, carico delle più aggiornate esperienze manieriste che, negli ultimi anni della sua attività, mise a servizio dei suoi interessi per la scultura rinascimentale siciliana. Le sue opere documentate, come la Madonna con Bambino (15) delle Cattedrale dell'Isodia a Bova, firmata e datata 1584, e la Madonna della Montagna (16) di San Vito Inferiore di Reggio Calabria, della chiesa di S. Nicola, (1587) sono impregnate di suggestioni toscane, ricche di dettagli chiaramente dipendenti dalle opere di Antonello. Stessa cosa può dirsi a proposito della Madonna delle Grazie (17) della chiesa omonima di Sambatello di Reggio Calabria, e della coeva Madonna del Bosco (18) a Podargoni di Reggio Calabria (1588-89), entrambe desunte da modelli del Gagini.
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