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e sulle sculture rinascimentali presenti nell’area del Parco Nazionale dell’Aspromonte
Rinascimento d’Aspromonte Il culto mariano in Aspromonte L’Aspromonte nel Rinascimento Gli esordi del Rinascimento Sulle orme di Antonello Gagini Sculture mariane in Aspromonte al tempo dei Gagini Ispirazioni gaginiane Itinerario Rinascimento d’Aspromonte localizzazione delle opere d’arte L'Annunciazione di Antonello Gagini
VIDEO RINASCIMENTO D'ASPROMONTE spot cantiere di restauro aperto aperto per restauro 2 cultura e natura in aspromonte - l'annunciazione ritrovata
 
RINASCIMENTO D’ASPROMONTE

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Sono pochi i luoghi in Italia dove l’arte del Rinascimento s’incontra con i misteri più reconditi e profondi della natura e della fede. Nel Parco Nazionale dell'Aspromonte questa esperienza si materializza di fronte ad un considerevole numero di sculture dedicate alla Madonna, patrona di gran parte dei borghi che coronano la grande montagna calabrese. Può sembrare strano parlare di Rinascimento in Aspromonte, in una regione così distante dalle principali città del centro nord Italia che diedero vita all'Umanesimo, grazie al rinato interesse degli studi classici, ad opera soprattutto di Francesco Petrarca. Eppure quest'angolo di Calabria non ha soltanto conosciuto una felice stagione culturale, chiamando a se maestri del calibro di Antonello da Messina, Benedetto da Maiano e Antonello Gagini ma ha svolto un ruolo fondamentale nella crescita stessa della cultura occidentale. Basterà ricordare l’attività del monachesimo italo greco nella conservazione e nella traduzione dei classici, come fecero ad esempio i due celebri maestri di greco di Petrarca e Boccaccio: Barlaam di Seminara e Leonzio Pilato. Da sempre terra di mezzo tra Oriente e Occidente, tra mondo greco e mondo latino, l’Aspromonte ha saputo declinare il crescente gusto antiquario che si andava sviluppando ovunque nel Rinascimento in un modo unico ed originale, esaltando la tradizione spirituale bizantina, conservando la memoria magnogreca e mettendo a confronto le espressioni artistiche provenienti da tutto il Mediterraneo.
 
IL CULTO MARIANO IN ASPROMONTE

Visitare l’Aspromonte alla scoperta dei suoi gioielli rinascimentali è un modo singolare per carpire il fascino dell’area naturale protetta più a Sud dell’Europa continentale. Con il suo ventaglio di dorsali che lambiscono il mare, l’Aspromonte disegna sullo Jonio e il Tirreno una penisola nella Penisola, da sempre punto di incontro di culture diverse. Testimonianze di un passato antichissimo sopravvivono ancora oggi nei culti mariani, praticati attraverso riti, preghiere, pellegrinaggi, danze e canti popolari che uniscono la fede alla gioia, la spiritualità alla bellezza delle sculture rinascimentali dedicate alla Madonna. Figli della stagione più celebrata della storia dell’arte, questi capolavori di marmo raccontano di apparizioni, di miracoli, di intere comunità devote alla Vergine. Le origini del culto marino si perdono nella notte dei tempi, incarnandosi nella venerazione alla terra e alla fertilità della “Montagna”, nome con cui da sempre i calabresi sono soliti chiamare l’Aspromonte, volendo alludere alla montagna per antonomasia. Dispensatrice di vita questa immensa cattedrale geologica, protesa al centro del Mediterraneo, finì nel tempo per essere identificata con la madre per eccellenza: la Madonna. Non è quindi un caso se il culto più sentito in tutto l’Aspromonte sia proprio quello intitolato della Madonna della Montagna, del santuario di Polsi, ubicato nel ventre della grande vetta calabrese.

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L’ASPROMONTE NEL RINASCIMENTO su

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A partire dalla seconda metà del XV sec. l’Aspromonte conobbe una intensa stagione di prosperità economica che si tradusse nel secolo successivo in una crescita demografica e una fioritura culturale di ampio respiro. La stabilità politica promossa dai regnanti aragonesi aveva trasformato il porto di Messina in un nodo di scambio internazionale, aprendo nuovi mercati alla seta dell’Aspromonte. A gestirne i profitti furono inizialmente gli ebrei reggini, a cui seguirono nel Cinquecento ricche famiglie di mercanti siciliani, toscani e soprattutto genovesi. Saranno loro a contendersi i più importanti feudi dell’Aspromonte, imparentandosi con l’aristocrazia locale che era riuscita a mantenere il potere anche dopo la conquista spagnola della Calabria (1503). Insieme ai vescovi e alle confraternite laiche e religiose queste antiche e giovani casate feudali animarono una nuova stagione culturale, incentivando la committenza di opere d’arte presso le botteghe attive a Napoli e soprattutto a Messina, città dove una serie di illustri trasferimenti aveva variegato il panorama artistico, diffondendo in tutto l’Aspromonte le più aggiornate mode rinascimentali di matrice lombarda e toscana.

 
GLI ESORDI DEL RINASCIMENTO su

Se nei musei di Reggio Calabria è possibile farsi un’idea sulle matrici artistiche che animarono lo Stretto di Messina nella seconda metà del Quattrocento è solo inoltrandosi nel Parco Nazionale dell’Aspromonte che si possono apprezzare le prime testimonianze scultoree della nuova corrente rinascimentale. A meno di 10 Km dal centro cittadino, nella frazione di Ortì inferiore, la chiesa di S. Maria di Loreto conserva una bellissima Madonna con bambino, a mezzo busto, detta Madonna Lauretana (1) attribuita ad un ignoto artista vicino ai modi di Francesco Laurana e Domenico Gagini, primi protagonisti della diffusione delle mode rinascimentali nel Regno di Napoli, a seguito dei loro trasferimenti dal centro nord Italia verso la capitale partenopea ed infine la Sicilia. Tuttavia e nel cuore dell’Aspromonte che è possibile ammirare un raro gioiello di scultura rinascimentale toscana in Calabria. Nel Museo Diocesano di Oppido Mamertina si conserva un San Sebastiano (2) in origine facente parte della pala d’altare, commissionata nel 1491 da Marino Correale allo scultore fiorentino Benedetto da Maiano. L’opera, comprendente anche una Vergine con Bambino e una Santa Caterina di Alessandria, oggi nella chiesa di S. M. Assunta e Sant’Elia a Terranova Sappo Minulio, è da considerare la più importante novità artistica introdotta nel panorama locale, che tanto influì la formazione di Antonello Gagini. La Vergine di Benedetto da Maiano oltre a servire da modello per una lunghissima sequela di repliche, realizzate dai diversi scultori che operarono nelle terre aspromontane, è stata identificata come la più antica iconografia della Madonna della Montagna, il cui culto, venerato nel Santuario di Polsi, richiama ogni anno, nei primi giorni di settembre, pellegrini da tutta la regione.

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SULLE ORME DI ANTONELLO GAGINI su
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Se nei musei di Reggio Calabria è possibile farsi un’idea sulle matrici artistiche che animarono lo Stretto di Messina nella seconda metà del Quattrocento è solo inoltrandosi nel Parco Nazionale dell’Aspromonte che si possono apprezzare le prime testimonianze scultoree della nuova corrente rinascimentale. A meno di 10 Km dal centro cittadino, nella frazione di Ortì inferiore, la chiesa di S. Maria di Loreto conserva una bellissima Madonna con bambino, a mezzo busto, detta Madonna Lauretana (1) attribuita ad un ignoto artista vicino ai modi di Francesco Laurana e Domenico Gagini, primi protagonisti della diffusione delle mode rinascimentali nel Regno di Napoli, a seguito dei loro trasferimenti dal centro nord Italia verso la capitale partenopea ed infine la Sicilia. Tuttavia e nel cuore dell’Aspromonte che è possibile ammirare un raro gioiello di scultura rinascimentale toscana in Calabria.
Nel Museo Diocesano di Oppido Mamertina si conserva un San Sebastiano (2) in origine facente parte della pala d’altare, commissionata nel 1491 da Marino Correale allo scultore fiorentino Benedetto da Maiano. L’opera, comprendente anche una Vergine con Bambino e una Santa Caterina di Alessandria, oggi nella chiesa di S. M. Assunta e Sant’Elia a Terranova Sappo Minulio, è da considerare la più importante novità artistica introdotta nel panorama locale, che tanto influì la formazione di Antonello Gagini. La Vergine di Benedetto da Maiano oltre a servire da modello per una lunghissima sequela di repliche, realizzate dai diversi scultori che operarono nelle terre aspromontane, è stata identificata come la più antica iconografia della Madonna della Montagna, il cui culto, venerato nel Santuario di Polsi, richiama ogni anno, nei primi giorni di settembre, pellegrini da tutta la regione.
Martire di Bagaladi, realizzato nel 1504, prima di lasciare nuovamente la Sicilia. La mancanza di notizie fino al 1506, periodo a cui si ascrive la Madonna dell’Alica (4) a Pietrapennata di Palizzi, lascia infatti pensare ad un viaggio a Roma, testimoniato anche da fonti tarde che lo ricordano accanto al Buonarroti nella Tomba di Giulio II. Certo è che nel 1508 Antonello spostò l’attività a Palermo per avviare la sua più grande impresa: la tribuna della cattedrale. Il cantiere palermitano non gli impedì di portare a termine contemporaneamente numerose altre opere, alcune delle quali oggi visibili nel Parco d’Aspromonte, come ad esempio la Madonna del Pilerio (5) della Chiesa di S. M. delle Grazie a Sinopoli Superiore, commissionata dal conte Giovanni Ruffo nel 1508 e la coeva Madonna del Popolo (6) della Chiesa di S. M. Assunta, nella frazione reggina di Arasì, in cui maggiore sembra essere l’apporto della bottega. Alla fase matura dello scultore è invece da ricondurre il rilievo dell’Incredulità di San Tommaso (7) della Cattedrale di S. M. Assunta di Gerace, del 1531, il brano più tardo che l’Aspromonte conservi. L’artista morì infatti nell'aprile 1536. Lasciò alla seconda moglie Antonina Valena, e ai figli del primo e del secondo matrimonio, (Giacomo, Fazio e Vicenzo) due botteghe ben avviate. La storia dell’arte lo ricorda tra i più grandi scultori del Rinascimento, divulgatore instancabile dei linguaggi figurativi toscani nella sua Sicilia e nelle terre più meridionali del Regno di Napoli.

 
SCULTURE MARIANE IN ASPROMONTE AL TEMPO DEI GAGINI su
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All’indomani del trasferimento di Antonello Gagini da Messina a Palermo (1508), il monopolio della statuaria “all’antica” fu gestito quasi ed esclusivamente dal carrarese Giovanbattizza Mazzolo, attivo in Sicilia e in Calabria fino alla metà del Cinquecento. Alcuni ipotizzano che lo scultore sia stato allievo di Antonello Gagini, durante gli anni della sua permanenza a Messina, dove il Mazzolo è documentato per la prima volta nel 1512 e l’anno successivo, a proposito dell’acquisto di marmi carraresi, in società con lo scultore Antonello Freri. Già dagli anni Venti è a capo di un’organizzatissima bottega all’interno della quale operava anche il figlio Giovandomenico, più propenso però a seguire le mode manieriste importate a Messina dal Montorsoli fin dal 1547. Le numerose immagini mariane di Giovanbattista Mazzolo sono per lo più repliche dei modelli gagineschi, a sua volta riprese dalla Madonna della Neve realizzata da Benedetto da Maiano per l’antica Terranova. Da Antonello il Mazzolo riprende anche soluzioni architettoniche e il repertorio decorativo. Tuttavia ciò che nella scultura di Antonello Gagini è reso con nobiltà d’intaglio e con notevole ricchezza di invenzioni, nell’arte del Mazzolo il tutto si risolve con rigidità, secchezza di modi, semplificazione dei motivi classicheggianti.
Tra le opere del Mazzolo custodite nel Parco Nazionale d’Aspromonte troviamo: la Madonna della Visitazione della Chiesa di S. Nicola (8) a Delianuova, probabilmente degli anni Trenta e la Madonna di Loreto (9) della chiesa dell’Assunta a Castellace di Oppido Mamertina, del decennio successivo, ispirata alla Madonna degli Angeli a Seminara del Gagini. Attribuite allo scultore sono anche la Madonna del Pilerio (10) a Tresilico di Oppido Mamertina e la Madonna del Soccorso (11) della Chiesa di S. Biagio a Scido, quest’ultima considerata tra i suoi migliori risultati. Della metà del XVI secolo è invece la Madonna del Pilar (12) della chiesa di S. Maria in Nives, a San Lorenzo, quasi certamente portata a termine dalla sua bottega.
Altro illustre esponente attivo del Rinascimento d’Aspromonte è il carrarese Domenico Vanello. Attivo tra il 1519 e il 1520 nella bottega dello spagnolo Bartolomé Ordóñez, giunse ben presto ad elaborare un linguaggio artistico personale, contraddistinto da un sofisticato grado di finitezza, un modellato compatto e una predilezione per il dato decorativo. Trasferitosi a Messina nel 1535, divenne capomastro del Duomo della città fino al 1547, anno a cui si data la Madonna delle Grazie (13) della chiesa di San Giorgio a Sinopoli Inferiore, attribuitagli recentemente.

 
ISPIRAZIONI GAGINIANE su

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Se durante la prima metà del Cinquecento le invenzioni di Antonello Gagini costituirono una miniera da cui trarre modelli, spesso svuotandoli della loro originale sensualità espressiva, fu solo nella seconda metà del secolo che l’arte del grande maestro palermitano divenne fonte di ispirazione per la creazione di nuovi capolavori della storia dell’arte in Aspromonte. Benché intriso degli influssi del Montanini, non mancò di guardare al Gagini lo scultore Giuseppe Bottone (1539–74 post), a cui spetta la Madonna della Grazia (14) della chiesa omonima di Sant’Eufemia di Aspromonte, del 1568. Tuttavia il vero grande interprete dell’arte di Antonello Gagini fu il siciliano Rinaldo Bonanno (1545-90). Dopo un apprendistato nella bottega del Montanini, lo scultore lavorò in Toscana per poi rientrare a Messina, carico delle più aggiornate esperienze manieriste che, negli ultimi anni della sua attività, mise a servizio dei suoi interessi per la scultura rinascimentale siciliana. Le sue opere documentate, come la Madonna con Bambino (15) delle Cattedrale dell’Isodia a Bova, firmata e datata 1584, e la Madonna della Montagna (16) di San Vito Inferiore di Reggio Calabria, della chiesa di S. Nicola, (1587) sono impregnate di suggestioni toscane, ricche di dettagli chiaramente dipendenti dalle opere di Antonello. Stessa cosa può dirsi a proposito della Madonna delle Grazie (17) della chiesa omonima di Sambatello di Reggio Calabria, e della coeva Madonna del Bosco (18) a Podargoni di Reggio Calabria (1588-89), entrambe desunte da modelli del Gagini.
 

ITINERARIO RINASCIMENTO D’ASPROMONTE LOCALIZZAZIONE DELLE OPERE D’ARTE su L'ANNUNCIAZIONE DI ANTONLLO GAGINIsu
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Progetto “Rinascimento d'Aspromonte” Miglioramento dell'offerta culturale del Parco Nazionale d’Aspromonte, Azione 2 – 2015 promosso dal Comune di Bagaladi in collaborazione con: Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova; Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia

Via Aurora, 1 - 89057 - Gambarie di S.Stefano in Aspromonte
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